LA PACE E’ IN FIAMME – POESIE

la pace è in fiamme, associazione exosphere, exosphere cultura arte poesia,

Da oggi 28 Aprile posteremo su questa pagina del sito le poesie pervenuteci per il reading LA PACE E’ IN FIAMME. Ogni poesia pervenuta sarà qui accompagnata da testi di autori noti, antologizzati e di ogni epoca.

Ricordiamo che l’evento si terrà a Reggio Emilia presso la sede della nostra Associazione in Via Bligny 52 alle ore 10.00. C’è tempo fino al 16 Maggio per l’invio dei testi.L’evento, in attesa del patrocinio del Comune di Reggio, è organizzato in collaborazione con l’associazione LaRecherche, che al fine di continuare il percorso artistico, produrrà un numero speciale degli e-book liberi, sul suo sito ufficiale. L’associazione Exosphere inoltre,  sta valutando di produrre anch’essa una plaquette come testimonianza e punto d’inizio del lavoro sul progetto.

 http://www.larecherche.it/

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ALGUIEN LLAMADO NADIE

di Rosaura Mestizo Mayorga

 

“Ya no es mágico el mundo.

 Te han dejado. Ya no compartirás la clara luna

ni los lentos jardines.(Poema 1964)

 (Jorge Luis Borges-1964)

 

No le alcanzó la fumarola  de un solo cigarrillo

para hacerle guardia a su amigo

Para conversarle del día, el trabajo, o el patrón,

de la pecosita de la tienda de la media cuadra que rondaba

de las lágrimas que a su madre le madrugaban

al sueño

 

No le alcanzó el tiempo

No le alcanzó la fumarola de un solo cigarrillo

y la voz se la llevó el viento en una bandera rojo- negra

Rojo por evocar la vida

Negro por el silencio y el misterio

 

Se quedó sin tiempo, hay parado,

con los dedos entre tiznados

viendo como agonizaba el cigarrillo

esperando a su amigo. Nadie.

 

Era, un amigo nada importante,

sin historia de hombre insigne,

al que dejaron boca abajo en una fosa

 

Pasa el tiempo, pasa, y aparece  de nuevo Nadie,

esperando a más amigos, para conversarles de aquel día

mientras ellos siguen justificando

porqué otros, continuaran muriendo.

 

Nadie, nació de la disyuntiva, del ser  y del no ser.

Hay vuelve a aparecer de pie, con los dedos entre tiznados

siempre esperando un turno para contar, de qué color fue su piel

cual fue el grito de sus huesos, mientras rodaba aterrado.

 

Hoy, como en todos los tiempos,

los que disputan poder,

van aplicando dosis para adormecer la memoria

predican que Nadie, por ser nadie,

debería ser un alguien fundamental

y mientras se impone la razón siguen cayendo cuerpos.

 

Así que mientras el poder decide

sigamos en oración

¡Que las armas de los poetas

le devuelvan la existencia a  alguien!

Que ese alguien, pueda ser y vivir en PAZ.

*

GIORGIO BONACINI

Non ho più natura né testa

né oggetti invisibili forse –

una volta qualcosa si apriva

una volta era l’alba, il confronto…

 

Ma io – derubato, inespresso,

tagliato dal mondo e assediato –

sono io ciò che dico

o la lingua è il rumore, l’odiato

la forma impagliata che stringo?

Non ha precisione la collera –

guardo e non guardo, e se penso

racchiudo negli occhi la rabbia

e non piango

 

Indicibili i suoni –

al riparo dal vento li senti così

irrefrenabili e persi…

e così inafferrabili, inabili

 

Eppure si dice – tu dillo,

tu parli, tu puoi consumare

la terra – ma è per essere

un cane, un uccello, un disguido

di guerra, un boato?

(da Quattro metafore ingenue – Manni Editore, 2005)

*

MARIANGELA RUGGIU

Mi guarda in silenzio dall’uscio socchiuso
un bambino straniero, uno sguardo smarrito
una domanda negli occhi – sei tu mia madre –
io sono madre anche di te,
e dunque stai qui, tra le braccia e il cuore,
in questo buio, in questo ritorno.
In questo abbraccio.

*

IN UN ABBRACCIO STELLATO

di Lucia Cupertino

Versi in ricordo del Nakba

 

            I

 

Si prosciuga la tua terra,

qualche sparuta chiazza

con troppi volti troppe croci,

ululati di paura attraversando

ad ogni semaforo.

Si prosciuga anche l’amore.

Anche questa notte non sei qui, padre

qui, sorella, qui, cugino

qui, zio, qui, amica.

Anche questa notte

non il tuo collo da baciare.

É un deserto

e ogni granello

una rosa sepolta.

 

            II

 

Sono occhi i tuoi occhi

nei miei occhi,

nient’altro

che occhi.

Qualcuno invece mi diceva:

quei suoi occhi

sono dei nemici

occhi bastardi

occhi da ignorare

o malcelatamente tollerare.

Sono occhi i tuoi occhi

come i miei,

lasciamoli allora

a una danza di gelsomino.

 

III

 

L’unica traccia di confine

tra noi due che riconosco

passa tra la mia e la tua pelle,

l’abbiamo sciolta ieri

in un abbraccio stellato,

bagnati dalla rugiada di calla.

 

 

 

robryan

GIORGIA MONTI

Avete cantato

voi che avete visto?

Avete aperto le gambe?

Questa è la specie.

Vi piace?

Tace la pace

sbandierata in arcobaleno mendace.

Non zittisce il taglio vivo del machete

né l’urlo dei fuochi ciechi.

Sotto al groviglio

gratuito si gonfia il seme.

Non avvizzisce il malanimo alla radice.

Ha la faccia del vicino.

E’ quella che porto anch’io.

Spiovono le ombre delle stelle

sulle case scoperchiate.

Centrano silenzi superstiti

di dignità sfollate.

Un furore ambizioso

veste l’aria indisturbato.

Lei se la fa con tutti

insofferente a monogamia

e confini di stato.

E noi?

Abbiamo cantato?

Cado nel gorgo del verbo afflato

districando le mie corde vocali

per tesserne il significato.

Si affaccia armonia.

Inoltro domanda d’asilo

a cinque lettere desuete.

Amare l’amore.

Remare nel cuore.

*

VOGLIO PAROLE ROSSE

di Giovanna Gentilini

ha portato una rosa in piazza Tharir

è rossa/ è per i morti

è rossa come la sua bocca

di un rosso carminio

del sangue che sgorga

con l’ultimo respiro

è Shaimaa El-Sabbagh

muore tra le braccia di suo marito

uccisa da un proiettile di gomma

 

chi l’ha sparato?

la mano di un soldato

chi l’ha armata?

la mano dello stato

vigliacco questo stato che

chiude la bocca di Shaimaa

una voce forte e chiara

che chiedeva giustizia e libertà

uno stato che teme le parole

dalle parole può essere fermato

lo sapeva Shaimaa

per questo parlava

parlava e lottava

parlava e denunciava

 

da voi voglio parola rosse

rosse come la bocca di Shaimaa

dove sono le vostre parole?

dove sono le nostre voci?

dove siete voi

spettatori virtuali

aspiranti comparse

di un dramma reale in formato digitale?

noi/voi che lanciate parole mute

tra le maglie di una rete inter/spaziale

voi che mai avete odorato il sangue

neppure quello mestruale

noi che abbiamo dispiegato e ripiegato

la bandiera della pace

 

dove sono le nostre parole?

dove sono le vostre voci?

voglio sentirvi urlare, gridare

ruggire come leoni

ululare come lupi

perché giunto è , oggi, il tempo dell’ira!

voglio parole affilate come lame

per zittire la voce dei potenti

della durezza della selce

per legare le mani degli armati

voglio parole rosse come la bocca di Shaimaa

voglio parole rosse come il suo cuore

colmo d’amore per Bilal, suo figlio

per Osama, suo marito

per l’Egitto, il suo paese

 

Shaimaa El-Sabbagh giovane donna egiziana, attivista di Alleanza Socialista, partecipò alla rivolta del 2011 in piazza Tahir al Cairo. Morta il 25 gennaio 2014, tra le braccia del marito Osama, colpita da un proiettile di gomma sparato da un poliziotto. Portava, insieme al figlio di cinque anni, Bilal, una rosa in piazza Tahir per ricordare i morti della rivolta del 2011.

 

*

SIAMO CRESCIUTI CON LA GUERRA DI PIERO

di Francesco Sassetto

Noi siamo cresciuti con la guerra di Piero nel cuore

e le lettere piene d’amore del poeta in trincea e Dylan

e Joan Baez, Remarque e Uomini contro, siamo stati

obiettori, disertori all’appello alle armi comandato

dall’alto, col disgusto nel ventre per divise, bandiere

e costruttori di morte

e patria, eroe e onore

le bestemmie della mia generazione.

 

Siamo stati a Redipuglia con gli occhi bagnati e nelle mani

la verità sempre più evidente.

Abbiamo tremato nel gelo di quei centomila

 

PRESENTE.

 

Tempo è passato e nulla è cambiato, il cancro ancestrale

si è fatto più forte,  più resistente, a dismisura allargato,

il filo spinato è ancora là, ancora più alto e più fitto,

tagliente, onnipresente, è ormai dappertutto, a segnare

i confini di ogni contrada, villaggio, etnia e bandiera,

i mille frammenti impazziti di civiltà, ideologie e

religioni colorate di sangue, e guerra adesso è ovunque,

copre ogni terra, è la pasta dell’uomo sapiente mai

stanco d’orrore e di pianto, l’animale evoluto

che bene ha imparato il machete e il fosforo bianco.

 

Il mondo si fa sempre più formicaio demente di ogni

varietà di macellazione, a sud, ad est, ad oriente,

oggi è Siria, Palestina, Ucraina, ieri altri luoghi,

domani altri ancora verranno alla giostra della devastazione.

 

Ma stanno sempre là, nel loro empireo, sono sempre gli stessi

i Signori che reggono la carneficina, gli artefici invisibili

della pestilenza, nel nome del denaro, a difesa

perpetua della loro onnipotenza.

Nel feroce teatro dei pupi in elmo e armatura sono loro

i pupari dell’umana sorte, i prìncipi intoccabili

di un impero globale di morte.

 

E noi, da questo angolo del nostro occidente, ad ammirare

stancamente ogni giorno lo sparpagliamento di viscere e carni,

alla tivu, su Youtube, sul cellulare in attesa del bus, noi

ad ascoltare la stessa canzone sempre differente.

 

E non s’intravvede da qualche orizzonte alcun dio di salvezza,

nessun redentore, nemmeno più un orizzonte

solamente

fumo e grida e sangue di umanità putrescente.

*

ELINA MITICOCCHIO

È il solito pallido incubo

a sciogliermi la benda

via dagli occhi

sono barca con remi e frecce

da scoccare

non mi lascio trasportare

via da questo luogo

incapace di risveglio, mi rigiro

asola cucita a questo tempo

mentre i fiori lievi, caduti

ancora sollevano il capo.

*

E’ UN CONFINE \NON LO E’

di Marilena Cataldini

E’ Un Confine / Non Lo E’

questo Mediterraneo debordante

oceano minerale

di ossa ormai scomposte

inconscio senza senso

dove si tuffano intrepide

le barche zoppe

dove improvvise

danzano le bussole.

 

Avanzano nell’arenaria

ormai spartite in bianca schiuma

e onde verdeazzurre e gocce salate

tante vite.  Tante vite.

 

Una matrigna  è sul molo

col suo impermeabile  bianco

il suo tacco misura 28

e sventola le braccia

ai bagnanti di ogni tempo

ai naufraghi del dissenso.

 

A due passi da lei

nocchieri di terraferma

organizzano ossari

e per chi è rimasto

in fondo al mare

ci sono le alghe

come fiori funerari.

*

LE DONNE VOGLIONO LA PACE

di Carla Grementieri

Kronos dio del tempo

diffonde la memoria

di un mondo in guerra

 

La voce del fiume proclama una

comunicazione profonda del silenzio

su miseria oppressione morte

 

Le donne vogliono la pace

Rispetto per le  donne

Via dalla guerra

 

Lo specchio di Alice riflette

la gioia di esserci e

la Pace per tutti i viventi

*

GABRIELLA BECHERELLI

Lena voleva solo fare la mamma.

 

Non è un film la guerra

è ancora verità

 

non la sua imitazione

 

non ci sono teatri di posa

ma terre prese di mira,

 

opere senza considerazioni

sulla vita e sulla morte

 

niente retorica,

nessuna parola

 

ma corse folli

per un attimo in più

 

dopo l’esplosione

di un pianto

che non è musica

 

c’è silenzio assoluto

 

Lena

voleva solo

fare la mamma

 

dice una vecchia,

 

immagine della miseria

in un quartiere operaio

*

 

pellizzadavolpedo

 

IL FONDO

di Anna Mosca

possa tu essere in pace

lontano da pioggie insistenti

e nere brutture siedo

nel silenzio immobile

 

dopo giorni di domande

e tormento rammento

la bellezza delle giornate

primaverili poi comprendo

 

come tu non potrai piu

hai fermato il tuo tempo

in una buia notte di pioggia

che martellavano le richieste

 

non volevi più aprire la porta

 

non so bene come trovo un vuoto

nei posti dove andavi – non credo

non riesco – che non ci sarai

più e nell’incredulità pedalo

 

al largo tra le onde ti avevo

chiesto non ti scandalizzi

se mi tolgo il reggiseno

che voglio abbronzarmi

 

tutta lontano dai pettegoli

dalla piccolezza della gente

lí stavamo bene nelle

nostre solitudini

 

a me tocca ancora pedalare

tu hai scelto di andare a fondo

non ci credo non lo credo

non credo che lo credo

*

AFGHANISTAN

di Ada Crippa

Quella nuvola

ha la forma del mio piede

del mio piede che perde la sua forma

 

s’allunga

 

diventa la mia gamba

la mia magra gamba che perde la sua forma

 

s’avvolge

 

diventa il mio occhio

il mio occhio che vede la sua gamba

diventare nuvola

*

SE SAI CONTARE 

Sherko Bekas

(voce della resistenza curda)

 

Se sai contare

le foglie di questa foresta

se sai contare

tutti i pesci, grandi e piccoli

del fiume che scorre qui davanti

se sai contare

gli uccelli al tempo della migrazione

dal Nord al Sud

e dal Sud al Nord

allora scommetto

che anch’io riuscirò a contare

i martiri della mia terra: il Kurdistan.

*

TulipsAndBook

 

MARE NOSTRUM

di Stefania Vassura

Non so perché taccio

in questa giornata afosa

forse perché non odo nessuno parlare

E rifuggo dalla calura

giunta

improvvisa

in questa primavera

foriera di sbarchi

Profughi del mare

venite a noi

nella terra di musica, di arte e di eroi

I miei passi sull’arenile

seguono la quiete del giorno

vedo ombre nel mare

corpi frangere i flutti

e misere membra

segnate da destini già stabiliti

Non so perché taccio

in questa giornata afosa

forse perché è giunta

la pace

per i nostri sventurati fratelli

Pace matrigna

regna sovrana

nel mare indistinto.

*

A INTERMITTENZA

di Serena Piccoli

Buio dentro cucù-cucù fuori.

Tiracche a intermittenza ripete:

“Siamo tutti davanti alle mitragliatrici austriache.’

Cuccagna.

Cucù cucù.

E piange dall’unico occhio che gli è rimasto.

Ha occhi a intermittenza.

Menestrello militare Bepi Bomba non ce l’ha fatta

ma il Grappa non lo sfondano.

Lancio una bomba a mano mentre sento il lancio delle mie gambe.

Mi hanno sfondato: un peso buio.

A intermittenza anch’io.

In piedi\accasciato.

Stringa mi porta via.

‘Chi è? Chi è?’

‘Il fante di fiori!’

‘Morto?’ ‘No!’

Non ci sono altre domande, intermittenza finita.

I commilitoni piangono ferite fisiche e nostalgiche.

Il Grappa vincerà sugli austriaci

come la cancrena su noi.

Mio zio una cosa diceva in latino

si vis pacem, para bellum.

Avrà l’onore di un caduto in guerra

ottimo argomento per evento mondano.

E la pace a intermittenza.

Serena Piccoli

*

MELODIA 

di Beatrice Palazzetti
Una melodia giunge di lontano,
note fluttuano nell’aria
profumata del primo fiore
tiepida del primo sole.
Aria di marzo
luminosa e tersa,
negli occhi di tutti una speranza
di calmare gli animi
di saziare gli spiriti
di ritrovare la pace.

*

LA PAROLA GUERRA 
di Sara Ferraglia

Tu che pronunci la parola Guerra
da un parlamento, da una piazza
dal palco di un convegno,
tu che la scrivi sul giornale,
senza coglierne il suono duro e freddo
senza il sapore del sangue sulla bocca,
guardati allo specchio e grida Guerra!
Vedrai il tuo volto diventare un ghigno
o Presidente, o deputato,
o giornalista, o generale
Un suono gutturale che gela la terra
più del ghiaccio invernale, Guerra!
Guerra! Guerra! Guerra!, senza ritegno
Guerra! Guerra!, in modo spudorato
Gridalo in faccia al tuo bambino
che gioca col carrarmato in legno,
quello che gli hai regalato per Natale
e digli che la Guerra non fa male.

*

SE ASCOLTI 

di Mirella Crapanzano 

se ascolti, al mattino
c’è la preghiera del vento
rintocca prima i rami
si accorda il suono
all’utero del mondo
un riflesso bianco
dove tutto è stato ed è.
un fazzoletto di primizie, è come
scrivere pace in un riquadro
nel volo degli uccelli
trovare una parola chiave
seguire i passi tentennanti
di un bambino dietro il padre.
se osservi, leggi l’orma
che fa la coccinella sul tarassaco
il gioco lieve della farfalla
quando si specchia in una rosa
allora, ti accorgi d’esser parte
d’ogni cosa
un brusio di luce intorno.

(c) Josè Manuel Ballester

(c) Josè Manuel Ballester

VALORE

di Erri De Luca

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura un pasto, un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi
vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere
in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordarsi di che.
Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord, qual è il nome
del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.

*

LASCIATE CHE LE MONTAGNE RESPIRINO 

di Anna Fresu 

 

Lasciate che le montagne respirino
sulle onde del mare
Che la schiuma risuoni sulle pietre
di un suono liquido e antico
Che le nuvole passino
su volti segnati
da guerre e rancori
Che memorie di un tempo mescolato
cancellino odi e divisioni
Che il melograno e il mandarino
risplendano
su povertà e dignità
di terre e cimiteri indivisi
di fazzoletti bianchi e ceri gialli
di croci scure
su spalle già affaticate.

*

PEACE?

di Sivana Baroni 

dico pace

e che non sempre una rosa è la rosa

ma campanule campate in aria

bandiere sul cofano d’altere vittorie

 

dico pace

e che non sempre una pace è la pace

la conchiglia sulla barena

e tra le onde il passo di Gradiva

 

dico pace, cara pace

e non carapace fronte guerra

carro armato fronte fame

amato coro di lampi schierati

 

né il paradiso di padri devoti

pacifiche giornate da dottor Jekyll

che poi urla in cantina

e mette panico sul volto dei figli

 

perché una vita non sempre è la vita

ma congetture di libertà monolitiche

 

doglie d’infertilità per mancanza

di tempo, di un orto, un giardino

 

pace è attenzione, dubbio calibrato

coscienza d’aver doppia natura

dignitosa misura sempre

nel dare e ricevere il pane.

 

*

CAREZZA D’ORO, CAREZZA D’AZZURRO                                                         

di Anna Maria Dall’Olio

Sfatto groppo di ghiaccio

sangue di tutte le stelle

più bella rese la terra.

Fiotto d’azzurro sorprese

buona novella avvolse

l’oro del sole sconvolse.

Responsabile discese la sera:

d’un tratto piove pesante carezza

d’un brivido si scosta il pianeta.

*

VITTORIO SERENI (1913-1983)

Da “Diario di Algeria”

Non sa piu nulla, è alto sulle ali

il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna.

Per questo qualcuno stanotte

mi toccava la spalla mormorando

di pregar per I’Europa

mentre la Nuova Armada

si presentava alla costa di Francia.

Ho risposto nel sonno: – È il vento,

il vento che fa le musiche bizzarre.

Ma se tu fossi davvero

il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna

prega tu se lo puoi, io sono morto

alla guerra e alla pace.

Questa è la musica ora:

delle tende che sbattono sui pali.

Non è musica d’angeli, è la mia

sola musica e mi basta –

*

OMAR KHAVYAM (Persia nord-orientale, XI-XII sec.)

Ahimè, m’è sfuggita di mano l’essenza di Vita:

Innumeri cuori piansero sangue per mano di Morte,

E nessuno mai ritornò da quel mondo lontano, ch’io gli domandi
Che n’è, che n’è dei viaggiatori della terra.

Ahimè, che del libro di gioventù siam giunti alla fine,

E il fresco april della vita s’è fatto dicembre,

E quell’uccello giocondo che nome avea Giovinezza
Ahimè, non so quando venne, non so quando è partito.

Ah quanto tempo noi non saremo, e sarà il Mondo!

Non nome di noi rimarrà, non traccia veruna.

E prima già non fummo, e il Mondo non n’ebbe alcun danno,

E ancora poi non saremo, e tutto sarà come prima.

*

pace1

 

 

3 MAGGIO

di Caterina Franchetta

Ghermì la guerra

anche delle aquile gli artigli.

Germogliano sulla rena impronte

di multiformi fiori, passi stranieri

le perle delle lacrime cancellano.

Di là da questo mare il canto è muto

e dirsi sgomenti  è sterile espressione.

L’indignazione che si fa protesta ha peso

e la lotta da proporsi è una catena

che non si sciolga come nuova  neve.

Ma per chi non conosce i retroscena del potere

l’immaginazione ha il resto d’uno zero.

E se aggrapparsi  alla pace è una chimera

che almeno, se mi passi accanto fratello

e tu mi guardi,  sia  d’accoglienza la parola.

*

IL  MIO AMORE è SEMPRE TRISTE

di Silvia Paola Dolci

«Il mio amore è sempre triste.»

I bimbi negri, Caroline smaccate

sulla soglia del cinema pornografico

dei clienti bianchi. Nelle vie portavano

la fame e la pace che si ha

quando ci si addormenta su un prato al sole.

«Davvero, come ti bacio diventi triste.»

Al Corpus Cristi la sirena aveva pesci per capezzoli.

Era un vecchio incurvato dal chiasso

cucchiai, pentole, tamburi e scimmioni

l’amore che gli esseri umani sembravano

nutrire l’uno per l’altro.

 (Rio De Janeiro, 13 giugno 2010)

da Amiral Bragueton, ed. Italic Pequod 2013

*

RAFAEL ALBERTI (Puerto de Santa Maria, 1902- Cadice, 1999)

Certo, il mio canto

Puo esser di qualsiasi luogo.

Ma queste radici spezzate,

ahimè, queste radici spezzate,

a volte non me lo lasciano

esser del mondo, e neanche

di quella terra, di quella

piccolissima parte

della Terra.

E c’è chi mi dice: Tu,
come puoi dir questo?

E io rispondo: Amici,
anche de il mio canto

vuoi esser quello del mondo,

ha le radici all’aria,
gli manca l’alimento

della terra conosciuta.

Ed è come l’albero che sale

e non è di nessuna parte,

benche a volte

per un infinito eroico

sforzo del pensiero,

le sue radici toccan terra,

e il suo canto allora diventa
solo di quella terra, di quella

piccolissima parte

della Terra.

 

*

NELLE PIANURE DELLA MORTE

di Grazia Fresu

 

Là, nelle pianure della morte

i bambini hanno occhi di ghiaccio

mani artigliate fumo nel respiro,

non conoscono ninnananne

né carezze gentili,

camminano tra macerie,

calpestano bambole rotte

binari divelti tracce di una vita,

colonne di gas oscurano il cielo,

non ricordano l’azzurro né gli aquiloni,

non scrivono alfabeti non disegnano fiori,

si perdono nel ventre di città ferite,

si nascondono negli antri dell’ingiustizia,

si radicano come fantasmi

di un’infanzia perduta

all’ombra dei torrioni

nelle insondabili gallerie

dove il nemico ha perso scarpe e sangue,

non sanno chi è il nemico,

raccolgono le scarpe e fuggono.

Ci sarà pure un posto dove li aspetta

una madre un piatto caldo una palla rossa,

ci sarà pure un senso che li salvi,

un abbraccio che li redima,

una nostalgia che ricomponga il mondo

e lo maturi come  una mela succosa

sugli alberi del vecchio giardino?!

Là, nelle pianure della morte

dove li abbiamo lasciati,

effetti collaterali della nostra insipienza,

della nostra crudeltà di stirpe di Caino,

noi che uccidiamo o guardiamo uccidere

trovando ragioni perché l’aria esploda

il fiume culli cadaveri

l’anima sia divelta dalla Storia,

là, nelle  pianure della morte

i bambini…non dormono.

*

pace2

 

TU NON CHIEDERMI RAGIONE

di Maria Allo

 

Il silenzio in pieno giorno

indomito

insiste su questa pioggia

che l’oscurità del cielo

rende luminosa.

Tu non chiedermi ragione .

La dimenticanza senza dolore

come glicine è nemico

delle foglie.

Da sempre.

Tu non chiedermi ragione

di questo sguardo fluido sulle cose

lievito tenace nel silenzio

più del fragore del mare.

*

PASSAMI LE TUE PAROLE

di Fernanda Ferraresso

cancella il ronzio dell’orecchio mettile sulla mia mano

dove anch’io metterò le mie

scegli le più semplici quelle che suonano a lungo

dentro l’orecchio e dalla bocca saltano direttamente al cuore

ascoltale con calma e  attenzione dentro di te

prime di deporle in me

lascia che prendano spazio

tutto quello che è in te così che poi

sulla linea principale della mano

quella che corre da nord a sud il nostro mistero comune

ci sia un luogo

uno     dove vivere entrambi.

*

GONTER KUNERT (Berlino, 1929)

Per lunghe notti lessi cercando nei libri

fino a rovinarmi la vista

sulla miseria del mondo

guerra stenti e morte

ferro e fuoco

io stesso tra rovine ormai fredde

io stesso scampato

avido le righe divorando

come pane: vivere

vivere

Finche la mia stanza s’irradiò

nel violento scintillio
di un turgido mattino

senza senso.

(traduzione di Anna Chiarloni)

*

Peace

 

 

REVISIONI 

di Annamaria Ferramosca

 

revisioni

 

errore: non essere rimasti accanto al fuoco di fila

con occhi di cane a implorare o — muso in alto — ad abbaiare

 

urgenza del mutare

un grido-scheggia che trapassi la retina

apra varchi inattesi

un tempuscolo rovente che accenda

la permanenza stabile del coro

torre inattaccabile dove

le lingue si traducono solo sfiorandosi

 

così i fallimenti possono mutare

in categorie di seduzione

come la catena trasmessa dal seme al frutto

nonostante il  marciume   il trambusto dei rami

 

ancora

un sangue abbiamo  consapevole

di voler coagulare   come fosse troppo nobile

per  l’uscita selvaggia dalla vena

umori fertili abbiamo

che premono sulla fioritura

e profili aggraziati a chiamare

la tenerezza degli urti le gratitudini

 

abbiamo sulla fronte un rogo che fa paura

ma nell’aggrottare appaiono    onde

un oceano che trascina

il mio corrimano di legno    tentativi di ponti

capre e pastori erranti  (hanno il nostro profilo)

pani   tastiere   reti

incastrate tra rami di olivo e note di sassofono

e  – a ondate –  pagine

immarcescibili (la voce come di un’alba o di un vagito)

pagine ancora

per voltare pagina

 

da  Ciclica,  La Vita Felice, collana Le Voci Italiane, 2014

*

PELLEGRINAGGIO 

di Mara Paltrinieri

Migrano vivi in noi i vostri cuori –
La gravità di quei corpi sorgenti
in nuova atlantide, all’anima è onda
che nessuna fortezza fermerà.

Prigioniero è chi innalza al cielo carceri –
schiavo chi semina al mare catene –
zombie chi lacera la Terra Una in
morto terrore di filo spinato.

Voi che ora ci vegliate dall’abisso
dell’azzurro silenzio dove nasce
di Dio il sogno, a noi siate battesimo

di una parola di luce – oltre il buio
del sangue – verso l’umano mistero –
l’essere qui verità dell’amore.

*

LA RESISTENZA

di Massimo Botturi

 

La Resistenza è un tavolo da otto

metà dei figli morti, l’altra metà seduta.

È il filo del telefono grigio, radio accesa

la sintonia tra Brescia e Verona

monti pochi, curvati come seni modesti.

È una veletta

portata per la messa le sei della mattina

è un pentolino d’acqua a bollire, dentro un uovo

è l’occhio lustro del controvento

è Partigiana

senza gli slogan, senza falcetto, è poco pane

la malattia dei vecchi che ha nome di ogni cosa.

La Resistenza è viva nei giorni, nelle gambe

nelle pastiglie faccia di merda

nel lavoro; nel mare accartocciato col sangue.

È qui, nel melo, battuto a pioggia santa e citrato

è dentro il petto

di uno che c’ha dispari i battiti, e li ama

si aggrappa alle sue sistole infami come un cane

all’osso più infelice gettato.

È nelle facce, dei pendolari e ancora c’è buio

e stanno fuori

con la Marlboro al labbro succhiata.

È nei grappini, cannati giù di brutto da Gigi

perché ha voglia, di affogare il cancro con l’alcol.

È mia madre

riavvolta come un vecchio giornale e ancora insegna

cos’è quell’umiltà di levarsi scarpe e smorfia

entrando nella casa degli altri.

È la mia donna

la bestia che la sta consumando

la sua insonnia; quel suo allungare verso di me

i piedi gelati

le rotte un po’ imprecise delle sue migrazioni.

Perché un po’ uccello lei lo vorrebbe fossi anch’io

e volassimo un po’ qua e un poco là

dove capita, smettendo

per altri cento attimi solo

fino in terra.

*

ADONIS (Kassabine, Siria, 1930)

Dopo il silenzio ascolta

Urlo dove non v’è parola dopo il niente
urlo a chi mi vede di voi

oh caos di resti di morte

col silenzio addosso forte.

Urlo che fioriscan nella voce i venti

finche il mattino diventi

nel mio sangue lingua e canti.

Urlo: chi di voi mi vede

con addosso il silenzio ove la parola non ha volo,
io e la notte – urlo per sapermi da solo.

(traduzione di Francesca Corrao)

peace1

 

 

LA MADRE DI  SPARTACO

di Helene Paraskeva

“Siamo liberi Traci, noi” cantava

la madre di Spartaco.

“Il sole domani tornerà

e la mattina, a piedi nudi,

figlio mio, arriverà la pace”.

Fra schiavi, gladiatori, ciurme,

centurioni e mercenari,

Spartaco la lingua dell’impero

imparava.

“Bombardare per proteggere!”

“Annientare per salvare!”

Ripeteva. E solo lui capiva

perché la notte non passava mai.

 

da Lucciole Imperatrici, LietoColle, 2012

*

di Elena Milesi

I focolai di fiamme

i focolai di guerre

gli affamati gli assetati

i distratti i disperati

i cieli e la terra

le erbe e gli animali

Signore rinomina la pace

e fiat – si faccia –

come torna bello il tuo creato.

*

…SOLO PER TE, POETA

di Nerina Ardizzoni

Tu voce di poeta, filo d’erba,

tu goccia di rugiada,

tu sabbia del deserto,

tu sei il pianto della foresta violata,

sei lo scoppio della bomba in volo,

sei la fuga in mare, disperata.

Tu voce di poeta combattente

proponi ad ogni uomo il tuo lamento

per essere vista al cieco,

gioco al  bimbo, conforto al disperato.

Dove c’è deserto racconti il giardino,

dove c’è odio parli d’amore,

dove c’è roccia inventi la terra,

dove c’è ombra fai sorgere il sole,

dove c’è guerra fai sognare la pace;

neppure il tempo fermerà il tuo canto

e ci saranno arcobaleni di speranza,

dopo pioggia di ribellione,

e rugiada di solidarietà,

dopo venti di rivolta,

solo per te Poeta, solo per te.

*

LIRICHE DELLA NOSTRA VICINANZA

di Irena Pavlova.

Scrivete liriche
Il mondo non ha bisogno di verità crudeli
Schegge di granate nel cuore
Distruggete queste barricate
Di ferro pesante
Con parole delicate e toccanti
Parole come fiocchi rossi
Come nei capelli della bambina
Che ha sopportato l’abbaiare
Del branco di allarmi di tutta una notte
Nel grembo della nonna
Che le recitava Prévert
Con la cataratta negli occhi
Incapace di vedere
Cosa fanno davvero gli uomini
In assenza delle parole.
Scrivete liriche
Mentre ascoltate le notizie sul
Come è stato minato il ponte
Che avete appena attraversato
Pensando che dietro di voi
Forse è rimasto
Un promettente emulo poeta
A cui la casualità ha affidato un corso diverso
Violento, eppure lirico
Scrivete liriche
E al contempo badate
A chi rivolgerete i versi
Potrebbero essere premiate
Da un benefattore di guerra
Nella pausa fra i due colpi
Della lama.

Traduzione dal macedone: Anastasija Gjurcinova e Maria Mazza.

peace

 

CAMMINO SU UN VECCHIO CAMPO DI BATTAGLIA

di Stefano Colletti

 

      La destinazione di un uomo non è il suo destino,                

Ogni paese è patria per un uomo, esilio per un altro.

Dove un uomo è morto con coraggio,

Solidale al suo destino, quella terra è la sua.

Che il suo villaggio se ne ricordi.

                                            Autore ignoto, Libro del Ricordo di Terranova

 

Tutta la strada per arrivare qui, ecco – è nulla.

Dove la via incassata passa sotto il monumento,

Una gran croce celtica, versi gaelici che cantano la buona

Cosa dei buoni amici nel giorno della battaglia.

 

Mi inoltro dove i passi si affollarono

Verso la fine. È estate, ma il diluvio rabbuia

E ghiaccia, un airone sorvola un boschetto di rovi

Dove allora stava un villaggio, incredulo.

 

Oltre le gobbe erbose, lungo il pianeggiante calvario,

Ho rivisto, nel bianco e nero e verde muschio,

La via crucis dei cacciatori di pelli. Qui morirono

In fila indiana, come chiamati dalla banshee.

Ma il crimine austero non è più qui.

Qui ora facce giovani reggono un museo, le stanze

Di betulla, la macchina del caffè, i portachiavi,

Le penne, tutto per noi, fradici turisti dei cimiteri.

 

La sera in camera riguardo le foto del 1916,

E non trovo nulla d’intero. Immagino gli spettri

Degli assassinati, nel buio, mentre mi assopisco.

Sogno raffiche mute, un caribou muggente, morente.

*

RAFFAELE  FERRARIO

La pace è in silenzio

Può

Accadere

Che

Esista

la PACE salda di fronte alla guerra

Possiamo

Anche

Cantarla

Entusiasti

delle reminiscenze partigiane

Poi

Amarla

Come

Eremiti

nella quiete di preghiere informi

Potrebbe

Andare

Contro

Entità

pari a cupe distorsioni del bene

Per

Aver

Conservato

Endecasillabi

ricoperti di luce in espansione

Poco

Al

Capire

E

ancora meno al calappio del dire

Piante

Anemone

Coronaria

Erbacee

ambasciatrice di calma perfetta

Puntini puntini…

Anno Duemilaquindici

Crea

Evoluzione

sia PACE a chi trasforma il proprio nome

*

GABRIELLA GIANFELICI

Permettimi dire

cose che non ci sono 

posso non vederle
ma sicuramente
sentirle.

Come siepi

che circondano

e cingono

ci stringiamo .

Così possiamo arare
le nostre inquietudini.
Cosa potrà mai passare
se non il nostro
eterno dubbio?

E’ il nostro

suggello

più convincente.

Ombre

nere ombre
umide vive.

Tagli di fuoco

mi prendono
crepuscolo

o alba d’eternità
fuggiti per un tremito
o per un gioco

in nome di un perduto
asilo

notte interpretata

e sanguigna

ti nomino innocenza.

vorrei  ricordare profili di vento passati e corsi con dolcezza /dolore nella vita di ognuna/quercia

sasso gelso prato  campo/ricordi vissuti/ancora sorrisi e pietra/rigagnolo appena accennato
devastante tenerezza/intimo desiderio/potenza appena accennata/gioco effimero del momento/
passato incanto/ritrovata intesa destini incrociati superbi scagliati lontani e lontani tornati. . .

*

SI DISSECCA COME UNA FOGLIA IL PIANETA (Olive Tilford Dargan)

….

Come sopporteremo il dolore quando Dio in lutto

si prostrerà per il mondo che ha fatto e perduto

al prezzo del suo amore eterno?

 

Non è vero che le spose si tramuteranno in pietra,

e le madri si incurveranno sotto un amaro pianto –

maledicendo il giorno che non le fece morire

quando sfidando la morte diedero alla luce un figlio,

 

e vagabonde erranti alzeranno le mani scarne

per una vuota tazza di carestia;

 

Non è vero che accatastati in sanguinanti colline

questi padri, figli e fratelli  si lamentano,

o si disperano  sui mari che affondano

 

lieti che le onde possano nascondere le loro ferite;

Non importa che le labbra che conoscevano i nostri baci

sono inaridite e nere, ma questo importa:

 

che tu debba fermarti, O mente serrata

non vagare più  nel buio ma nel sole

Fermati, nel pentimento delle armi

 

la crudeltà lasciala dietro di te;

caduta, farfugliante, dissolta e finalmente scomparsa.

Prima ancora che cresca l’erba dei prati

 

finirà l’odio e ritornerà l’amore

portandosi via  l’umana superbia –

Il sogno più luminoso del Creatore si è perso,

il sogno di credere nell’Uomo

 

l’Uomo che alzatosi dritto e immobile

oltre ogni lontano

 

ora ha l’occhio accecato dal rosso della cupidigia

la visione si appanna, si  trattengono le stelle;

e  la vita è fatta di fossili viventi

 

altre ossa e teschi si seppelliranno,

ma lei dovrà inchinarsi ancora nella polvere

come per ricostruirsi ma meglio di un uomo.

 

riferimenti in rete

http://www.cjournal.info/2014/05/20/definitions-part-ii-the-proletariat/

http://wwionline.org/articles/women-peace-activists-during-world-war-i/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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2 pensieri su “LA PACE E’ IN FIAMME – POESIE

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